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Benvenuti a Bohol, Fillipine.

15 Agosto 2019

La scelta di uno scatto piuttosto che un altro deriva dal desiderio di mostrare il più possibile il contrasto dei colori. E quando è la natura a darti una mano allora il risultato diventa qualcosa di emozionante. Non mi vergogno a dire che quando ho visto l’isola di Bohol, mi sono commosso. La vegetazione diveniva una messinscena avvolgente, pareva di stare in un universo parallelo – onirico, incessante. Appena arrivati nelle Filippine ci siamo fermati una notte a Manila e benché fosse un luogo non sicuro, affollato, chiassoso e disordinato – ho creato la mia dimensione mentale – sono riuscito a creare le linee ideali per la mia zona di comfort / essenziale per un viaggiatore. Il giorno dopo avremmo lasciato quella metropoli e un leggero magone viveva nascosto, ma ben definibile infondo allo stomaco. Partire per l’isola di Bohol con destinazione Tagbilaran è divenuta una battaglia ai preconcetti suddivisa in step. E sì, la natura di quell’isola è riuscita a cambiarmi fin da subito, ha eliminato il desiderio di vivere Manila, ha offuscato la bellezza di tutti i viaggi precedenti. Ero felice.

Non sono molto coraggioso, ma spesso mi butto in avventure più grandi quasi per caso. L’isola di Bohol è un luogo selvaggio, verde, dove la natura si mischia con la comunità degli uomini. Nutrimento per la mente. Ho ben chiaro tre immagini, ve le racconto. La prima riguarda un veloce fotogramma mentre ci spostavamo su un tuk tuk (un triciclo motorizzato molto usato in Asia) – ebbene la foto è di una ragazza completamente nuda che allattava un bambino al suo seno, stava appoggiata sul dorso di una vacca e attorno gli alberi facevano ombra. La seconda immagine la ritrovo nel ricordo degli occhi di un bambino che viveva in una capanna di ferri e plastiche raccattati a zonzo – quando passavo davanti a casa sua usciva a salutarmi, ma senza mai avvicinarsi troppo. Prima di partire gli regalai un’agenda e mi abbracciò. L’ultima immagine è quella di un anziano signore, cieco, all’angolo di una strada – chiedeva del cibo e gli comprai un panino. Mi ringraziò piangendo, aveva davvero tanta fame. Ecco, voi direte che queste cose le posso ritrovare anche in Italia, vero, anzi verissimo! L’umanità però non ha frontiere e le Filippine come il nostro Paese hanno bisogno di occhi umani, speranzosi, come quelli del bambino che ho reso felice con un piccolo gesto.

Il mondo è tutto un paese e voglio stare tranquillo. Scoprire a tratti lungo la vita mondi nuovi e posti dove mi sento a casa. Senza distruggere la mia strada – arredandola di sorrisi. Virgin Island è una meraviglia, in mezzo all’Oceanomare con le alte maree si forma un’isola.

Un’altra prospettiva fortemente presente a Bohol è la fauna. La vita animale è il frutto di una Terra viva, pensare di dominarla è come credere che si può respirare tappando bocca e naso. Non spetta nemmeno a noi difenderla, sarebbe sufficiente rispettarla: capire che non siamo la razza padrona, ma una delle tante specie. Il tarsio è uno dei primati più piccoli e primitivi in vita sul pianeta: pensate che anche il minimo rumore può terrorizzarlo a morte (di giorno quando dorme). Capite quindi quanto possa essere struggente la nostra presenza? Bisogna costruire ponti per collegare e non per lucrare attorno. Le Filippine mi hanno insegnato anche questo.

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